“Immigrazione: Disumanizzazione in atto”. Cause e ragioni dei flussi migratori

Nell’epoca del melting pot e della political correctness, in pochi sono riusciti a comprendere appieno l’attuale fenomeno dell’immigrazione quanto Alessio Mannino, blogger e autore dell’opera Mare Monstrum, pubblicata nel lontano 2014 da Arianna Editrice, ma ancora oggi di grande attualità.

Il merito di Mannino, infatti, è stato quello di aver riportato, con lucidità e rara franchezza, il fenomeno degli attuali flussi migratori alle sue autentiche origini, ossia alla cosiddetta globalizzazione. Egli scrive:

Per capire quanto l’emigrazione-immigrazione distorca e guasti uno sviluppo armonico dei popoli rispetto al loro ambiente storico-naturale, si deve risalire alla sua causa: la globalizzazione. Che non va confusa con i rapporti culturali, le relazioni politiche e gli scambi d’affari che nei secoli si sono succeduti fra Stati, comunità istituzioni di diverse nazionalità: questi fanno parte della normale condizione umana, per sua natura curiosa, espansiva, predatrice e viaggiatrice. Da che mondo è mondo, c’è sempre stato chi è migrato, per scelta o necessità. La globalizzazione no, è un salto di qualità. In peggio.

Ma Mannino, senza lasciarsi ammaliare o sottomettere dalla cosiddetta political correctness, si è spinto oltre, mostrando l’attuale fenomeno dell’immigrazione nella sua più sinistra nudità:

Se chiedete [ai migranti], vi diranno che sono partiti dall’Africa, dall’Asia, dall’Est Europa per migliorare le proprie condizioni di vita. Materiali, si capisce. Vogliono diventare come noi, con i comfort di un’esistenza garantita da paghe crescenti e diritti da abitanti del global village. Ma naturalmente portano nell’ideale valigia di cartone il proprio vissuto, la cultura, le radici, gli usi e i costumi della civiltà di nascita. Nell’inevitabile incontro-scontro fra modi di vita acquisiti e abitudini mentali d’origine si nasconde il lato tragico dell’immigrazione, che fa rima con “alienazione”.

Dunque, per Mannino, «l’ideologia immigrazionista si traduce nella “globalizzazione della quotidianità”», ossia «oggetti di consumo, modi di vita, luoghi comuni, totem e tabù, diritti e doveri standardizzati con il loro bel logo commerciale», mentre il migrante diviene un “alienato”, preda della «mega-macchina» del turbocapitalismo. Scrive il blogger:

Lo straniero si estranea da sé, vivendo una situazione esistenziale schizoide: rincorre gli standard economici della terra ospitante e contemporaneamente cerca, se cerca, di difendere l’identità di partenza, che rischia la scarnificazione quanto più dista e differisce dalla way of life dell’italiano medio. […] L’immigrato è uno spostato, un déraciné, uno schizofrenico culturale, uno che mischiando le identità si omologa al tipo umano uniforme del McWorld: il Consumatore Unico Mondiale, il CUM, il cattivo seme dello sradicamento di ogni diversità che non sia funzionale al marketing delle merci, dei capitali e quindi degli uomini. L’immigrato è vittima della globalizzazione e carnefice di sé stesso…

Nelle coraggiose pagine di Mare Monstrum, Mannino arriva infine a definire l’attuale immigrazione una sorta di «disumanizzazione in atto» – espressione all’apparenza eccessiva o strampalata, ma che, contro ogni prova contraria, trova immancabilmente riscontro nella cronaca di ogni giorno, fatta di sbarchi clandestini, morti in mare e sfruttamento sul lavoro di migranti.

È la nuova giungla-Italia, “porta” di un’Europa globalizzata e multietnica, nella quale l’uomo è divenuto merce, mero strumento del Grande Capitale.


Di Federico Trevisani

2 commenti

  • Parole sagge, che potrebbero essere mal comprese da qualcuno, ma che alla fine sono pura verità. L’immigrazione è figlia della globalizzazione.

    • Articolo davvero coraggioso.. Finalmente qualcuno che dice le cose come stanno, senza farsi influenzare dal politicamente corretto…

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