Gli ebrei e il Talmud. Quando uccidere diventa un comandamento divino. Rivelazioni politicamente scorrette di Hussam Wahba

Si discute spesso sull’antisemitismo islamico, sul pregiudizio dei musulmani verso gli ebrei e sulla violenza professata dal Corano, senza però mai affrontare in maniera seria e obiettiva quel lato dell’ebraismo, rappresentato dal Talmud, il cui odio verso i non ebrei (i cosiddetti “goym”) supera in maniera evidente ogni avversione anti-ebraica presente nell’Islam. Il Talmud, infatti, come spiega l’opinionista egiziano Hussam Wahba nel suddetto scritto (pubblicato sul giornale Aqidati nel 2004), è un vero e proprio “libro di morte”, nel quale vi si afferma addirittura che «la pietà nei confronti dei non ebrei è vietata» e che quindi «chiunque uccide un non ebreo offre un sacrificio a Dio». Mettendo a nudo il Talmud, Wahba mostra dunque quel lato dell’ebraismo ancora forse poco conosciuto e poco discusso, i cui precetti di sangue – come ha dichiarato lo storico ebreo Norman Finkelstein – permeano ancora oggi lo Stato d’Israele, mantenendo la popolazione non ebrea, compresa quella cristiana, in un terribile stato di apartheid, denunciato più volte anche da Amnesty International. Buona lettura!


Nessuna pietà per i goym

Gli ebrei hanno dimenticato che la loro costituzione primaria, a cui fanno riferimento, è piena di terrorismo intellettuale religioso contro tutte le altre nazioni. Il giornale Aqidati ha deciso tuttavia di scatenare una battaglia contro il Sionismo Internazionale allo scopo di svelare le dimensioni del terrorismo che esiste nella dottrina sionista. La verità è che gli stessi ebrei non negano il terrorismo sionista. Chiunque visiti il parlamento israeliano, conosciuto come “Knesset”, noterà sopra l’ingresso principale una citazione scritta sul muro, che afferma: «La pietà nei confronti dei non ebrei è vietata: se ne vedete uno che cade in un fiume o che è in pericolo vi è vietato salvarlo, poiché tutte le nazioni sono nemiche degli ebrei e quando un non ebreo cade in un fosso, l’ ebreo lo dovrebbe richiudere nel fossato con un grande masso finché non muore, in modo che i nemici perderanno una persona e gli ebrei saranno in grado di mantenere in vita il loro sogno della Terra Promessa, il Grande Israele!».

Questa citazione è tratta dal Talmud ebraico, che è più sacro della stessa Torah stessa ed è descritto dal Ministero israeliano dell’Educazione con il lessico del manuale pubblicato per le scuole elementari in Israele: «Il Talmud è la Torah orale che Mosè ha ricevuto dal suo Creatore. Esso contiene i comandamenti che ogni ebreo deve seguire. Il Talmud è il Libro sacro degli israeliti e la sua santità eguaglia o persino sorpassa quella della Torah».


Uccidere i goym

Nel libro Gli scandali talmudici, il dott. Muhammad Abdalla Al-Sharqawi [1737 – 1812] afferma che il Talmud svela in sostanza gli aspetti nascosti della psiche ebraica. I rabbini ebrei lo hanno creato in risposta alle profonde difficoltà provocate da esilio e dispersione, le quali hanno provocato nella psiche ebraica odio, rigetto e un bisogno rabbioso di vendetta e di controllo tirannico delle nazioni non ebraiche. Ad oggi, la vita ebraica è basata in grande misura su dettami e principi del Talmud.

Il dott. Al-Sharqawi aggiunge inoltre che, se esaminiamo il modo in cui il Talmud considera gli altri, vedremo che esso si rivela identico al desiderio di annichilire completamente le nazioni dei non ebrei. Ad esempio, il Talmud afferma: «Assassinare un non ebreo ogni volta che ciò sia possibile costituisce un obbligo. Un ebreo è peccatore se ha la possibilità di assassinare non ebrei ma non lo fa. Ed un sacerdote ebreo che benedice un ebreo che dimostra di aver assassinato uno o più non ebrei è un sacerdote benedetto. Assassinare i non ebrei piace a Dio, poiché la carne dei non ebrei è come la carne di asino ed il loro sperma è sperma di animale».

Il Talmud dice anche: «Uccidi chiunque non sia ebreo anche se è un uomo pio. Agli ebrei è vietato salvare dalla morte qualunque membro di un’altra nazione o salvarlo da un fossato in cui sia caduto, perché questo significa salvare un idolatra, anche se è un uomo pio». Inoltre, nelle pagine del Talmud si legge che «è giusto per un ebreo uccidere un non ebreo con le sue mani, poiché chiunque uccide un non ebreo offre un sacrificio a Dio».

Il Talmud contiene anche istruzioni all’ebreo nel caso in cui il non ebreo sia più forte di lui: egli dovrebbe fare quanto in suo potere per causarne la morte anche indirettamente e addossare la colpa su una nazione non ebrea; questo può essere causa di conflitto fra due nazioni non ebree tanto da combattersi e distruggersi a vicenda. Allora, Dio ricompenserà qualunque ebreo abbia contribuito al conflitto fra due nazioni con una vita eterna in Paradiso.

Il Talmud non tratta solo dell’assassinio dei non ebrei, ma permette la violazione del loro onore e della loro proprietà, quando dice: «L’ebreo non sbaglia se violenta una donna non ebrea, poiché le donne non ebree sono permesse».

Il dott. Al-Sharqawi conclude dicendo: «Tutto ciò prova il principio che l’assassinio di non ebrei da parte di ebrei è un obbligo sacro che un ebreo deve compiere, quando possibile, perché secondo il Talmud il suo braccio è attaccato al corpo per il solo scopo di uccidere e non per svago».

Ideologia del conflitto

Muhammad Abu Ghadir, ex capo del Dipartimento di Lingua Ebraica all’Università di Al-Azhar, evidenzia che gli ebrei credono con tutto il cuore che violenza e sangue siano gli unici mezzi con cui salvaguardare le loro vite. I loro rabbini, nella Storia, hanno avuto successo nel convincerli che la non-belligeranza con il mondo circostante avrebbe condotto alla loro distruzione e che l’unico modo per gli ebrei di restare vivi era di seguire i dettati dei loro libri sacri concernenti l’obbligazione di creare il conflitto con le altre nazioni e di intensificarlo con le nazioni relativamente più deboli.

Quando vede una nazione più forte, ogni ebreo ha l’obbligo diuturno di fare tutti gli sforzi al fine di indebolire questa nazione al punto che alla fine crolli o almeno diventi più debole della nazione ebraica, così da poterla eliminare completamente.

I libri della religione ebraica affermano che, nei tempi antichi, Dio si rivolgeva ai suoi adoratori ebrei dicendo: «Tu devi avere un nemico, e se non ce l’hai devi fartene uno così da poterlo sconfiggere e uccidere, guadagnando così la benevolenza di Dio e la Sua ricompensa. Se esaminiamo la parola “assassino” nei libri della religione ebraica, ve la troviamo ripetuta decine e centinaia di volte, il che indica l’estensione del terrorismo nel pensiero religioso sionista, specialmente quando è risaputo che l’80% dei versetti religiosi chiedono agli ebrei di uccidere non ebrei; e anche se le frasi e i versetti non parlano di uccisione, ma parlano, per esempio, di Dio che dà la terra agli ebrei e non ad altri, si troverà fra le righe un chiaro richiamo agli ebrei a usare ogni genere di impresa e trucco per annichilire i non ebrei che vivono su questa terra, cosicché gli ebrei ne prendano il controllo».


Sangue e rituali

Jama Al-Husseini Abu Farha, insegnante di teologia all’Università di Suez, mette in evidenza che, quanto i media ci mostrano ogni giorno sulla condotta degli israeliani nei territori occupati, non è differente da quanto la Storia ci mostra sulle loro pratiche inumane nei confronti dell’intera umanità. È necessario affermare che essi succhiano il sangue, conformemente ai comandamenti del Talmud, che li spinge a uccidere e, appunto, a succhiare il sangue dei musulmani e ancor più dei cristiani, e a usare questo sangue nei rituali religiosi.

Il terrorismo ebraico è giunto al punto di sottolineare che i Dieci Comandamenti – come loro affermano – conferiscono il diritto agli ebrei di: a) saccheggiare e rubare il denaro ai non ebrei; b) considerare il loro sangue, il loro onore e la loro proprietà come un bottino lecito; c) prestare loro denaro con interessi alti affinché si convertano al giudaismo [o, meglio, alla dottrina noachide].

Ebreo = inganno

Il terrorismo sionista non è confinato alle dottrine religiose degli ebrei; anche il loro linguaggio riflette il loro radicalismo e il loro terrorismo. La lingua ebraica include molte prove della verità del sionismo terrorista. La parola ebreo viene usata in inglese per significare “inganno“, “truffa“, “frode“, dunque tutto ciò che significa “ipocrisia”. È strano che gli ebrei lo sappiano molto bene, ma non provino a obiettarvi. L’Oxford Dictionary dichiara che vi sono parole collegate alla parola ebreo, tra cui “inganno”, “offesa” e “cupidigia”, e tutte significano “avido”, “avaro”, “ingannevole”, “falso”, “aggressivo” e “fastidioso”. Tale legame fra la parola “ebreo” e questi significati riflette sicuramente l’immagine del modo di pensare ebraico dal punto di vista inglese, ed è senza dubbio una cattiva immagine che non riflette l’opinione di una persona sola, ma piuttosto l’opinione di chi parla inglese.


Il segreto del sangue

Poiché l’ammissione è la più alta forma di prova, presenteremo al lettore una lettera di confessione scritta da un ex rabbino noto come Neophytos, il “Convertito alla cristianità”. La lettera parla di ebrei che uccidono non ebrei, per poi raccoglierne il sangue e usarlo nei rituali religiosi talmudici. Neophytos ha intitolato la sua lettera Il segreto del sangue; in essa si afferma che «fin da giovani, i rabbini ebrei insegnano ai loro studenti come usare il sangue non ebreo per curare malattie e fare stregonerie».

I rabbini utilizzano infatti il sangue in diversi rituali religiosi, tra cui il matrimonio: un uovo imbrattato di sangue mangiato da una coppia la notte del matrimonio dà il potere di illudere e ingannare chi non è ebreo. Inoltre, i rabbini usano il sangue di vittime non ebree per trattare alcune malattie che affliggono i rabbini. Mischiano del sangue con il sangue di un bambino circonciso, lo pennellano sulla sua gola per purificarlo e ne cospargono i loro luoghi di culto per commemorare ogni anno la distruzione del Tempio; [usano] cospargere il petto dei loro morti, così Dio perdonerà i loro peccati. Ma il sangue viene anche mischiato col “pane delle feste” e in molti altri rituali talmudici.

Dunque, questi rituali, che sono menzionati nel Talmud e che riflettono la verità sull’attuale modo terroristico di pensare degli ebrei, sono senza dubbio compiuti di tanto in tanto, in maniera periodica, mentre gli ebrei non esitano a distorcere l’immagine dell’Islam e a descrivere tale religione come una fede “terrorista”.


Di Hussam Wahba

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