Hitler era vivo negli anni ’70? La testimonianza di Carlos Perciavalle

Fra le varie testimonianze concernenti la presunta vita di Adolf Hitler ed Eva Braun in Argentina dopo la Seconda guerra mondiale, quella di Carlos Perciavalle, trasmessa su Azul FM di Montevideo (Uruguay) il 17 gennaio 2011, è sicuramente una delle meno conosciute ma più affascinanti. Carlos Perciavalle è infatti un celebre attore uruguaiano, rispettato e ammirato in tutto il mondo, la cui testimonianza – benché in antitesi alla versione ufficiale – è considerata autentica da diversi scrittori e giornalisti di tutto il mondo. Abel Basti, ad esempio, noto giornalista argentino, autore del celebre Tras los pasos de Hitler (tradotto in italiano col titolo Sulle tracce di Hitler), ha dichiarato: «Si, credo che Perciavalle abbia agito in buona fede e che sia convinto di quanto racconta».


Dirò una cosa che in genere non racconto. Ora, è arrivato il momento, bisogna dire tutto, e ho per testimone una persona come China Zorrilla [attrice uruguaiana].

A Bariloche, nel 1970, io e China vedemmo Adolf Hitler ed Eva Braun. Stavamo girando Canciones para Mirar di Maria Elena Walsh [commediografa argentina] e alloggiavamo in un hotel splendido che si chiama El Casco, in riva al lago Nahuel Huapi. Era […] circa il tramonto, e io dissi a China: «Facciamo gli americani, andiamo a mangiare presto».

Stava spuntando una luna fantastica, e il cameriere che ci aveva serviti – parlando uno spagnolo incerto – mi disse: «Il proprietario dell’Hotel sa che siete artisti famosi di Buenos Aires e desidererebbe salutarvi, nella casa che si trova qui vicino, accanto all‘hotel. Una volta usciti, bussate al portone a fianco e vi riceveranno».

Uscimmo dall‘hotel […], suonammo al campanello e la porta si aprì; apparvero subito una dozzina di dobermann in fila […] e una voce in tedesco li ammonì di rimanere fermi. I cani rimasero immobili.

Entrammo in una casa enorme, che aveva al centro un camino con un tubo che saliva fino al tetto; […] c’era moltissima gente […]. Al centro, seduti a un tavolo, circondati da tedeschi, c‘erano Adolf Hitler ed Eva Braun. Proprio loro. […] China e io rimanemmo di stucco.

Il padrone dell’hotel ci accolse amabilmente […]. Hitler continuava a portare i baffi come negli anni ’40 e pochi capelli in testa. […] Io e China ci guardammo molto preoccupati e decidemmo di scappar via rapidamente.

[…] Salimmo in auto (ricordo che avevamo noleggiato una Volkswagen), andammo in centro a Bariloche e non dicemmo una parola per timore che ci avessero messo un microfono e ci uccidessero. Sulla strada, costeggiando il Nahuel Huapi — perché era abbastanza lontano dal centro — non parlammo mai. Arrivati in hotel, ci chiudemmo in stanza e dissi a China: «Hai visto quello che ho visto io? Non possiamo raccontarlo, né dire una sola parola».

E non abbiamo detto ma più nulla a nessuno per la paura.

Passarono gli anni e nel 2001 mi trovai in vacanza con Antonio Gasalla [attore e regista argentino] all’hotel Edelweiss di Bariloche. C’era un vecchio tedesco che era il gestore […]. Parlai con lui… e gli raccontai che a fianco a El Casco vidi Hitler ed Eva Braun. Allora lui mi guardò attentamente e asserì: «Tutti noi tedeschi di Bariloche sapevamo che Hitler, il Führer, viveva sei mesi in Argentina e sei mesi in Cile; dipendeva dal passo, se era aperto o chiuso per la neve».

Dissi: «Ma mi dica una cosa: com‘è possibile che trovarono Eichmann e tanti altri nazisti, ma non trovarono il Führer […]?».

Il tedesco mi guardò intensamente e rispose: «Lei chi pensa che pagò? […] Hitler portò qui [in Argentina] molto oro, metà del quale lo diede a Perón e con il resto ci visse fino alla morte».


Di Carlos Perciavalle

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